Filottete al caffè (2007)

Giunte al sesto anno del laboratorio teatrale con il gruppo  Caffè Icaro, formato da utenti del Centro di Salute Mentale di Piombino, infermiere ed educatrici, ci eravamo riproposte di realizzare uno spettacolo insieme ai ragazzi e davvero possiamo dire che così è stato.

Partite dalla lettura dell’opera di Sofocle, che ci era parsa ricca di temi e stimoli interessanti, abbiamo iniziato a interrogare il gruppo per capire quale risonanza  si attivava dal confronto con le varie esperienze di vita. La risposta è stata immediata: ne sono nati discorsi, scritti, riportati sul diario del laboratorio teatrale, e improvvisazioni. Questo materiale, dopo una attenta rielaborazione, è stato inserito nello spettacolo, intrecciato a brani originali dello stesso Sofocle.

Il filo conduttore dello spettacolo non è la trama, che ha soltanto la funzione di attivare i personaggi, ma un oggetto: l’arco, che passa di mano in mano come un testimone, da un Filottete all’altro. L’arco, dono divino, è simbolo di forza, strumento di sopravvivenza e di difesa, oggetto amato e conservato con cura. Ci siamo domandati:  che cosa possiede ognuno di noi di altrettanto utile e prezioso? Cioè: che cosa ci da’ forza, ci aiuta a vivere, da che cosa non ci potremmo separare? Le risposte sono nello spettacolo.

Per noi Filottete non è un uomo di guerra ma è un uomo che combatte contro le avversità della vita. Siamo tutti Filottete perché chi soffre sa bene che per risollevarsi bisogna lottare e vincere, ogni giorno, per continuare a essere vivi nel corpo, nella mente e nelle emozioni.

La storia di Filottete, spogliata delle sue valenze guerriere, diventa parabola per affermare il valore della differenza, per dare voce al disagio e visibilità alla ricchezza dei diversabili: solo Filottete, diverso dagli altri, possiede un dono che gli altri non hanno e di cui gli altri hanno bisogno.

Kim Amelotti e Elena Pazzaglia

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