venerdì 30 aprile 2010
Valentin Gerlier Trio

Valentin Gerlier Trio

Valentin è un europeo a tutto tondo. I nonni, di famiglia aristocratica, fuggendo dalla Russia ai tempi della Rivoluzione di Ottobre, ripararono in Olanda e in Belgio; qui è nato Valentin, che al seguito della madre ballerina e del padre pittore, ha vissuto prima a Parigi e poi in Toscana, finchè ha deciso nel 2000 di trasferirsi a Londra, dove ha studiato musica, letteratura e filosofia.


Con queste premesse, è facile immaginare di quale varietà di stimoli e di linguaggi creativi egli sia dotato. Nel 2008 Valentin ha finalmente pubblicato il suo primo disco, intitolato “Dawn of a New Day”, co-prodotto con Warrick Hayes, registrato in casa con un laptop ed un microfono, del quale ha scritto, arrangiato, cantato e suonato tutte le dieci canzoni che lo compongono. Arrivo al sodo: è un disco fantastico! Lo dico subito perché qui non si tratta di dare un mero giudizio di cortesia sul lavoro di un amico. No, no. Qui è qualcosa di più. Valentin ha una voce superba, suona bene e “Dawn of a New Day” è qualcosa di mai sentito: dentro ci trovi di tutto, ma alla fine sembra qualcosa di nuovo. Attinge dal musical (“This is the Waltz”, “Early One Sunday”), dal jazz (“Rain River”, “Dinner Party”, “Sweet Fool”), dal folk (“The Ballad of Luis DeSouza”), dal caraibico (“The Ghost of Gray's Inn Road”), dalla bossa (la lunga traccia finale che dà il titolo al disco, che curiosamente si apre in un epico intreccio vocale), ma quello che rimane è un sapore fresco, aperto, elegante nella sua apparente semplicità: musica degli angeli (ascoltate “Traces of Lights”, “Thursday Angel”, poi mi dite...).

Come racconta Valentin: “... il disco è stato registrato per metà in un casolare nel bel mezzo del bosco di Abbey Wood e per metà a Londra, in Kilburn High Road, posto perfetto in quanto l'album è nato dai miei tempestosi affari di cuore con Londra e dalla mia fascinazione per le sue molteplici facce, caratteri, love-stories, posti misconosciuti, bar polverosi, notti nere...”. E aggiunge: “... se tu fai musica cercando di ascoltare cosa essa ti dice, imparando i suoi segreti, piuttosto che fargli fare sempre quello che tu vuoi fare, trovi storie e caratteri nascosti in ogni espressione musicale che aspettano solo di essere uditi. E così finisci per scrivere più di quelle storie che non di te stesso”. Dalle tracce del disco emerge un lavoro di scrittura che si muove attraverso complesse armonie, ricche idee musicali e intensi impasti vocali, grazie anche al contributo della vocalist Wendy Nieper (se non sapete chi è, fatevi un giro sul web, rimarrete stupiti dal suo curriculum). Le canzoni vanno via, una dietro l'altra, come ciliegie. Ognuna ha qualcosa da dire e un diverso paesaggio sonoro, ma tutte insieme compongono un quadro coerente e positivo. Originalità, minimalismo nell'uso di pochi strumenti, praticamente chitarra e voci, qua e là il piano (Robin White) e le percussioni (Marcus Sharp), ma una varietà di melodie e cambi di scenario sorprendenti quanto larghi e leggeri. Chiudi gli occhi e voli su un aliante. Sublime, posso trovare altre parole per definire questo piccolo grande capolavoro? Si: lo amo, è un disco che non si ascolta soltanto, ma che si ama. Sostenere Valentin, d'ora in poi.

Federico Botti


Per maggiori notizie su di lui vi rimando al sito:

http://www.valentingerlier.com/site/about/




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