giovedì 7, venerdì 8 e sabato 9 aprile 2011

Teatro dell'Aglio

Nozze di sangue

di Federico Garcìa Lorca

regia di Maurizio Canovaro

con

Kim Amelotti, Valentina Brancaleone, Maurizio Canovaro, Sergio Cini,
Delia Demma, 

Daniele Gargano, Rosa Marulo, Loretta Mazzinghi,

Chiara Migliorini, 

Francesca Palla, 

Michele Paoletti, Fiorenza Rafanelli, Roberto Raso, 

Luca Tongiorgi

assistente alla regia Marco Formaioni

Fu proprio con Bodas de Sangre che nel 1933 Federico Garcìa Lorca vide universalmente riconosciuto il suo talento di drammaturgo. Ispirato ad una storia vera, il dramma narra la vicenda di una donna che nel giorno delle nozze abbandona lo sposo e fugge con l’antico fidanzato, riattizzando l’odio che divideva le due famiglie. Ma la tragedia è presente sin dall’inizio, la si avverte nelle parole della madre dello sposo, che ricorda i congiunti morti assassinati nella faida con l’altra famiglia. Nell’opera Garcìa Lorca effettua il recupero di alcuni elementi della grande tragedia greca: il coro dei personaggi minori, il tema del sacrificio, l’intervento di personaggi soprannaturali -quelli che guideranno la trama verso l’inevitabile epilogo.

Sono anche gli anni de La Barraca: con l'aiuto del Ministro della Pubblica istruzione, Lorca realizza il progetto di un teatro popolare ambulante che, girando per i villaggi, rappresenta il repertorio classico spagnolo. Ideatore, regista, animatore entusiasta della piccola troupe teatrale, vestito con una semplice tuta azzurra a significare ogni rifiuto di divismo, porta in giro negli ambienti rurali e universitari il suo teatro, che riscuote grande successo e che svolge senza interruzione la sua attività fino all'aprile del 1936, a pochi mesi dallo scoppio della guerra civile e dalla morte violenta sopraggiunta per mano dei franchisti, perché anarchico e omosessuale.

Di lui Pablo Neruda scriveva: “Che poeta! Non ho mai visto riunite, come in lui, la grazia e il genio, il cuore alato e la cascata cristallina. Federico García Lorca era lo spirito scialacquatore, l’allegria centrifuga, che raccoglieva in seno e irradiava, come un pianeta, la felicità di vivere. Ingenuo e commediante, cosmico e provinciale, singolare musicista, splendido mimo, timido e superstizioso, raggiante e gentile: era una sorta di riassunto delle età della Spagna, della fioritura popolare; un prodotto arabico-andaluso che illuminava e profumava, come un gelsomino, tutta la scena di quella Spagna, ahimè!, scomparsa.”

La messa in scena di Bodas de sangre è il nostro commosso omaggio al grande poeta spagnolo a settantacinque anni dalla morte: nella vicenda dell’opera il presagio della tragica fine che lo avrebbe prematuramente raggiunto. Così, in "Juego y teoria del duende" (1933) egli scriveva: “In tutti i paesi la morte è un fine. Giunge e si chiudono le tende. In Spagna, no. In Spagna si aprono. Lì la gente vive tra mura fino al giorno in cui muore e viene portata fuori al sole. Un morto in Spagna è più vivo come morto che in qualsiasi altro posto al mondo: il suo profilo ferisce come il filo di un rasoio.”

durata: 1h 50' (+ intervallo)

 

approfondimenti:

Fondazione Federico Garcìa Lorca

Le produzioni del Teatro dell'Aglio


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