La tempesta (2001)

cast

da W. Shakespeare

regia: Mario Bernardini

scene e costumi: Donella Garfagnini

musiche originali: Paolo Tommasi

disegno luci: Gianluca Orlandini

con: Kim Amelotti, Maurizio Canovaro, Sergio Cini, Anna Contini, Rosanna Costa, Erika Gori, Diego Nencioni, Stefano Maganzi, Gianluca Orlandini, Francesca Palla, Gianna Pasquali

ass. palco: Tonia Izzo

luci e  suono: Cristian Soldateschi, Marco Pappalardo

La tempesta è l'ultima opera scritta da W. Shakespeare. Sul senso profondo del testo si sono interrogati i commentatori di tutti i tempi. L'opinione, pressoché condivisa, è che La tempesta sia da un lato uno dei tanti testi incentrati sul tema del potere e della sua conquista, sebbene in toni di commedia e di favola anziché di tragedia; dall'altro, in modo metaforico, una riflessione del grande drammaturgo inglese sul tema del teatro, al tramonto della propria esistenza.
Questo l'antefatto. Prospero, legittimo duca di Milano, "dedito alla Magia più che al governo" viene spodestato dal fratello Antonio ed imbarcato su un fatiscente vascello con la giovanissima figlia Miranda e mandato alla deriva. La buona sorte fa sì che la nave approdi su un'isola incantata abitata non da uomini ma da spiriti. Tra di loro, insieme ad una schiera di altre magiche creature, il bruto Calibrano, spirito della terra e il leggiadro Ariel, spirito dell'aria. Prospero, con i suoi poteri magici, manifesta la sua superiorità, diviene il Signore dell' isola assoggettando gli spiriti ai suoi voleri.
La commedia si apre con il transito, casuale, nei pressi dell'isola, dell'imbarcazione su cui navigano il Re di Napoli, suo fratello Sebastiano, suo figlio Ferdinando e Antonio, il fratello traditore di Prospero. Prospero scatena una tempesta che fa naufragare e disperdere nell'isola gli occupanti della nave. Da questo momento la vicenda si snoda tra l'amore che nasce improvviso e inarrestabile tra Miranda e Ferdinando, che Prospero apparentemente contrasta per metterlo alla prova; le trame dei due fratelli per fare riservare ad Alonso, il Re di Napoli, lo stesso trattamento riservato a Prospero, e i lazzi dei "comici" Calibano, Trinculina, la giullaressa, e il cantiniere Stefano, anch'essi impegnati nella loro grottesca lotta per il potere. Alla fine Prospero si manifesta: vendetta o perdono? 
La tempesta si chiude con il celebre monologo che Prospero rivolge agli spettatori, col quale chiede di essere liberato dalle catene che lo tengono legato all'isola - ma anche alla sua "parte" - per tornare a Napoli e poi a Milano - ma anche nel mondo, fuori dalla finzione e dalla magia dell'isola-teatro. Ed ecco dunque, in maniera neanche troppo velata, emergere il significato metaforico de La tempesta, in tutto il suo fascino e la sua profondità.


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